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::Megara Iblea a Augusta » Storia

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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Megara Iblea

Megara Iblea




A dieci chilometri da Augusta, in provincia di Siracusa, vicina ad altri interessanti insediamenti, quali Thapsos e Stentinello e ad alcuni villaggi preistorici, Megara Hyblaea è la testimonianza più significativa nella Sicilia orientale della migrazione dal mondo greco verso il Mediterraneo, datata VIII sec. a. C.
Fu fondata nel 728 a.C. da colonizzatori megaresi, i quali in precedenza si erano insediati nei pressi di Trotilon (l'attuale Brucoli), a Leontini ed a Thapsos.
Tucidide narra che venne fondata dall'ecista Lamis, proveniente da Megara Nisea che morì nella poco distante Thapsos.
Secondo la tradizione il fondatore ottenne la terra su cui istituire la colonia dal re siculo Hyblon, che abitava nella vicina Pantalica. In segno di gratitudine la nuova città assunse anche l'appellativo di Iblea. La sua espansione fu fortemente limitata dalla vicinanza di Leontinoi e di Siracusa, così una parte della popolazione, circa cento anni dopo, emigrò e fondò la città di Selinunte.
Megara fu distrutta dai Siracusani nel 483-482 a.C. Ricostruita da Timoleonte, fu distrutta completamente dall'esercito romano nel 214-213 a.C.
Gli scavi si sono protratti fino al 1891 con lo scopo al riportare alla luce la parte nord-occidentale della città sono dovuti al lavoro di archeologi illustri come gli italiani Bernabò Brea e Gino Vinicio Gentili e i francesi Georges Vallet e François Villard che hanno riportato alla luce tracce talmente chiare dell'urbanistica di Megera, che oggi se ne comprende l'intera evoluzione.
La città era lambita a nord dal porto ed aveva una necropoli contenente circa un migliaio di tombe.
Numerosi resti archeologici sono tuttora visibili sul sito, frutto degli scavi effettuati nell'immediato dopoguerra, grazie al grande contributo dei già citati archeologi.
La conservazione della sua struttura urbanistica originaria è stata permessa dalla mancata urbanizzazione in epoca moderna.
Abitato sin dal neolitico medio (4000 anni prima di Cristo), il sito mostra, tra l'altro, anche tracce di manufatti litici cui si aggiunsero gli influssi della cultura di Castelluccio.
Capire come si siano succedute nel tempo le due fasi della storia di questo luogo, quella arcaica e quella ellenistica, è possibile visitando innanzitutto l'antiquarium, nel quale figurano i plastici delle relative ricostruzioni. Il materiale archeologico rinvenuto dimostra che l'agorà (piazza principale) era di grandi dimensioni e su questa si affacciavano numerosi edifici. Tuttora visibili sono i resti di due templi dorici risalenti al VI e IV sec. a. C..
La posizione geografica di Megara facilitava gli scambi commerciale con la madre patria: il flusso costante di mercanti e viaggiatori agevolava lo scambio dei manufatti etnici con i prodotti locali quali, ad esempio, il grano e il famoso miele di Hybla, tanto apprezzato da Virgilio.
La maggior parte del patrimonio archeologico di Megara è oggi custodito nel museo P. Orsi di Siracusa (inserire info) dove, tra l'altro, si può ammirare la scultura arcaica della madre in trono con i gemelli (kourotrophos), l'elegante torso marmoreo di uomo (kouros), in stile dorico e una particolare maschera teatrale del VI sec. a. C..



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